Un ricordo nell’occhio

lucyNel web sta girando una vecchia striscia dei Peanuts, c’è Linus che chiede a Lucy: ma piangi? E lei: no, mi è entrato un ricordo nell’occhio.

Probabilmente sara’ arrivata a anche a voi e probabilmente vi avra’ strappato un sorriso intenerito. Ammettere di indugiare ogni tanto nei ricordi, ed ancor piu’ ammettere che questa cosa a volte fa piangere non e’ considerato un atteggiamento particolarmente glamour, a meno che non facciate parte di quella fascia di social addicted che i sentimenti non li prova, li pubblica.
Detto questo, e ricordando che siamo nel punto peggiore delle feste natalizie, quando i pranzi, i veglioni ed i raduni familiari tanto temuti sono ormai incombenti, presentarsi malinconici e con l’occhio rosso non è proprio ragionevole (ma puo’ essere inevitabile) quindi ecco alcune rapide regole per emanare festosa rassegnazione e dignitosa tristezza fra bollicine e cappon magro.
Dunque, innanzitutto il cinema vi puo’ dare una bella copertura: andate a vedere film impegnativi e al limite deprimenti, evitando i cinepanettoni e derivati vari (tanto vi abbatterebbero ancora di più). La programmazione del momento aiuta, questo vuol dire che si tratta di un bisogno diffuso. Consiglio Still Life di Uberto Pasolini: bellissimo e molto poetico, ma un tantino triste. Dopo averlo visto, avrete un buono per girare tutto il giorno con un lumino in mano e lo sguardo di conseguenza. Anche Philomena con Judi Dench può essere una risorsa, nel senso di giustificativo per la tristezza, così come l’ultimo film di Woody Allen, Blue Jasmine, storia di una donna, e forse di una nazione, alle prese con la crisi (finanziaria, personale, morale) di questi anni tutt’altro che sorridenti.
Poi, fate regali vintage: oltre all’indubbio effetto sorpresa, mettere sotto l’albero giochi anni ottanta e borsette seventies farà scattare una gara a chi ha più ricordi (ah, il Sega Master System, altro che Pes! Queste magliette, ma come ci stavano bene!) A quel punto nessuno noterà più il vostro occhio lucido, saranno tutti occupati dai propri flasback personali. Il rischio è che vi tocchi pure consolarli.
Infine, parlate di politica. Certo, ad un pranzo o cenone l’argomento dovrebbe essere evitato come la peste, ma insomma quando il gioco si fa duro, o si fugge o si buttano in campo più bersagli possibile. Quindi vi basterà una frasetta messa lì come per caso, non occorre chiedere allo zio cosa ne pensa dell’abolizione dell’Imu, anche perché rischiate di non finire il pasto. Prendetela un po’ più alla lontana, va bene anche nominare qualche politico locale: qualsiasi cosa diciate farà subito calare una cappa insopportabile di angoscia su tutti quanti.

Ecco fatto, con queste poche mosse avrete: a) giustificato la vostra personale tristezza; b) messo ansia lancinate agli altri senza sporcarvi le mani; c) probabilmente anche fatto andare di traverso lo spumante a tutti.
Ne valeva la pena? Chi può dirlo. Comunque, i film che vi ho detto sono belli, i regali vintage divertono ma per nominare i politici più inquietanti aspettate dopo l’Epifania che tanto no, non ce ne porta via nemmeno uno, se non saremo noi a farlo.
E per la tristezza, quella che arriva un po’ a tradimento, attrezziamoci per accoglierla,  in fondo è un sentimento, e non una disgrazia. Possiamo usarla per addolcire gli auguri stereotipati che ogni tanto ci vengono fuori, finti e frettolosi.
A proposito, Buon Natale a tutti.

 

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