Per Grazia ricevuta

California 2011 084Scorcio di fine agosto, rientro moderato dalle (moderate) vacanze, esame frettoloso dei quotidiani accumulati giorno dopo giorno, mentre eravamo distratti da tutt’altro, ed è lo sconforto che ci assale, mentre la grazia dei giorni di sole sembra ormai remota.

Donne uccise, picchiate, bruciate neanche fossimo la periferia di Calcutta; eppure chissà quante di loro erano graziose compagne di grossolani energumeni. L’epilogo, già noto, delle Primavere Arabe che pure avevano fatto sperare in un momento di grazia per i rapporti fra Occidente ed Islam, e soprattutto per il conflitto fra le sue diverse anime. Le polemiche sulle vacanze di Obama o, a scelta, su quelle di Cameron, troppo lunghe e troppo costose: i giornalisti anglosassoni trattano con poca grazia le debolezze dei potenti.
E Berlusconi, la Grazia.

Più invasivo del Royal Baby a luglio, più molesto di un palpeggiatore sull’autobus, più logorante delle code sull’Autostrada dei Fiori: eppure siamo qui a parlarne.

Un paese intero tenuto sotto scacco da un’accolita di ricchi capricciosi decisi ad averla vinta, che pestano i piedi da un paio di mesi prima per intimorire, ora per vendicarsi, mentre l’anziano signore che rifiuta categoricamente di giocare a bocce in un qualsiasi prato di una qualsiasi delle sue ville si ritiene indignato per essere stato indegnamente trattato come chiunque arrivi al terzo grado di giudizio: in via definitiva.

In alternativa, e subito prima, è stata giocata la carta dell’Imu da abolire a tutti i costi, come se su quei 2-300 euro all’anno il destino delle famiglie italiane fosse davvero in gioco, ed essere graziati dal pagamento un risultato significativo. In ballo ci sono invece migliaia di super paperoni che hanno prime case intestate ad ogni membro ufficiale ed ufficioso della dinastia. Per loro sì, l’abolizione dell’Imu è una vera grazia.

I nostri concittadini, però, non sembrano aver accusato granché il colpo: assodato che il leit motiv dell’estate era la grazia, si sono graziosamente assestati su graziose spiaggette non troppo lontano da i paesini dove, per grazia ricevuta, hanno potuto avere un grazioso rifugio estivo.

E così, sfogliando Grazia e chidendosi perché, di grazia, noi dobbiamo o dovremmo pagare le multe immediatamente per avere la grazia di uno sconto, mentre altri strepitano e ricattano dopo 10 anni di cavilli, hanno spiato il grazioso volto di Lila Grace Moss, guardato le repliche di Will e Grace e cercato sulle agendine virtuali tutte le Grazie, Grazielle e Marie Grazie meditando di cancellarle per sempre dal proprio elenco.

Cosa salvare, di questo paese che non riesce più ad affascinare i propri abitanti, che guarda sempre ad un passato mitizzato e probabilmente irreale, che è senza progetti per il futuro e che al pari del pretenzioso leader chiede, chiede, chiede sempre e non si mette mai in gioco?

Chiediamola anche noi, la grazia: chiediamo di essere liberati dal sottobosco di maneggioni buoni a nulla di cui ogni potente sente di doversi circondare, per poi lamentare che non esiste un suo successore. Per avere così la scusa, fino alla naturale consunzione, di restare al proprio posto: e dopo di me il diluvio.
Chiediamo di risparmiarci la quotidiana gragnuola di dichiarazioni inutili, polemiche, battibecchi e messaggi cifrati che i nostri pseudo rappresentanti si sentono in dovere di scaricarci addosso, forse per giustificare il fatto di avere un ruolo di rilievo, quasi sempre, duole dirlo, assolutamente immeritato.
Infine chiediamo, supplichiamo ed anzi inginocchiamoci pur di ottenere la grazia più importante. Quella di non dimenticare, mai, le promesse che ci sono state fatte, di chiederne conto, di ricordare bene facce, nomi, responsabilità. Anche di essere e sentirci responsabili di questo paese: tutti quanti noi e non solo “loro” che non per caso sono lì e non per caso, probabilmente, molti di noi li hanno scelti.

RinGraziamo tutti, ma qualcuno anche no.

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