Speranze perdute

elezioni3A che cosa stavate pensando, mentre andavate a votare? Quali speranze, ricordi, illusioni hanno alimentato la vostra scelta elettorale?
Sicuramente avete, come la stragrande maggioranza degli italiani, votato qualcuno perché detestate quell’altro, che di certo è suo nemico, oppure avete dato voce alle vostre istanze più nascoste e scarabocchiato furtivi un insulto o scelto un simbolo che mai, mai ammetterete di aver votato quando gli amici ne parleranno. Potreste anche aver scelto sulla base delle comparsate in tivù o dei programmi che i candidati vi avranno ampiamente illustrato, ma non temete: avete sbagliato comunque.

Non ci sono storie, non ci sono ragionamenti che tengano: abbiamo sbagliato tutti. Chi ha scelto il passato ha sbagliato perché ha dato fiducia a chi non meriterebbe neanche di avere in custodia il cane per un quarto d’ora, figuriamoci il Paese. Chi invece ha preferito l’alternanza di Governo ha sbagliato, perché ora è evidente che le (poche) idee mostrate in campagna elettorale erano lacunose, velleitarie e parecchio pelose.
Quelli che hanno optato per una continuità rispetto all’ultimo Governo hanno sbagliato perché non hanno creduto nel progetto vincente, e la maggioranza che ha scelto un voto di rottura con i vecchi schemi ha di fatto deciso la situazione di stallo in cui ci siamo infilati, anche grazie alla naturale incapacità di tutti gli attori riuniti sulla scena.

Ora gli italiani sono nella situazione disperata di chi, dopo un brutto incidente, chiede soccorso ai passanti sperando che non capiti proprio un ladro che si acchiappa le borse e non chiama neanche l’ambulanza. Ma non basta affidarsi ad un, per quanto onesto, volenteroso sconosciuto. Per essere salvati, per poter ripartire, ci vogliono un medico che controlli le ferite, un infermiere in grado di fasciarle ed un buon meccanico per rimettere in sesto l’auto. Dove trovare queste figure ormai quasi mitiche, però, non è affatto chiaro. I telegiornali ci rimandano le immagini di freschi parlamentari che si radunano per imparare a parlare in coro, di altri che si scambiano accuse come vecchi coniugi inaciditi, e dei 150 che hanno invaso il Tribunale di Milano per dimostrare al Capo supremo e all’intero Paese che ci sono delle priorità per cui lottare, perbacco. E dimostrando anche una meravigliosa continuità di comportamento con il recente passato: che sia per questo che alla fine gli elettori non li hanno puniti?

A questo punto persino l’ultimo Governo, quel Monti vituperato e quei ministri sconosciuti e talvolta inopportuni, ora sembrano già quasi da rimpiangere, nonostante rappresentino il detestato ricordo di chi ci ha costretto a mandare giù la medicina che forse ci stava curando, ma che era troppo, troppo cattiva per noi. Noi, ormai lontani e avvolti nella nebbia delle cose che potevamo avere e che dovevamo fare, ma che per innata stoltaggine o forse abusata malafede abbiamo rifiutato, tralasciato, ignorato.

Ora siamo qui, con in mano la lettera per un rimborso di tasse che sapevamo di non meritarci mentre, sconfortati, ce la prendiamo con gli altri, tutti gli altri. Quelli che non hanno votato, quelli che hanno cambiato idea, quelli che invece non la sanno cambiare mai. . E quelli che hanno votato come noi.

Male.

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