Tutti vogliono viaggiare in prima

rissa_saloon_1-2Ci sono un francese, un inglese, un tedesco e un italiano. Il tedesco dice all’inglese….

Scusate, lo so che barzellette avete già paura di sentirne anche troppe nei prossimi cinque anni. Ve la risparmio, questa volta.

Allora provo a dirvelo in un altro modo, cercando di non essere troppo stucchevole: rieccoli.

Sono tornati, quelli che tutto chiedono e nulla danno (se non ai loro grandi elettori) sono di nuovo fra noi. L’unica e non trascurabile variante è che ora sono “sparsi sul territorio” un bell’eufemismo per dire che quasi ogni regione ha dei candidati che di quella terra non potrebbero saperne di meno: e si salvi chi può.

Ma quelli saranno i nostri rappresentanti per il prossimo ciclo politico anche se noi non li vorremmo, ed il problema è che non abbiamo modo di non votarli.

Già, perché riassumendo in maniera brevissima quanto accaduto in Italia negli ultimi due mesi potremmo dire questo: la legge elettorale non è stata cambiata. Nessuno, diciamolo senza incertezze, ha provato a fare l’unica cosa che Napolitano aveva chiesto ad una classe politica moralmente ed eticamente allo sbando.
Quindi il Pd ha indetto le primarie a novembre per scegliere il candidato leader. I votanti sono stati numerosi, molto superiori alle aspettative, ma dopo il ballottaggio il risultato è stato chiaro: gli italiani di sinistra preferivano l’usato sicuro di Bersani al rinnovamento proposto da Renzi, vittima della preferenza accordatagli (astutamente?) da Berlusconi e delle proprie origini democristiane.
Il Pd ha cercato comunque di svecchiarsi, ma tant’è Rosy Bindi, la Finocchiaro ed altri usatissimi personaggi sono stati imballati e spediti in regioni lontane da quelle di appartenenza: l’elezione val bene un collegio.

Una volta scelto il leader della coalizione del Centro Sinistra, si è scatenata una corsa al seggio in Parlamento degna di un sabato pomeriggio a caccia dei saldi. Nell’ Amarcord degli orrori sono riemersi Cicciolina e Moggi, Scilipoti e Taormina. Ma sopra tutti e tutto è svettato lui, il Cavaliere, che non appena ha visto in Bersani il proprio antagonista ha fiutato l’odore del sangue, e si è rituffato nella mischia attirando finalmente l’attenzione della stampa estera: ohibò, ma in Italia ci sono forse le elezioni? In ogni caso, anche qui stra-usato (sicuro? All’inizio pareva di no, ma chissà).

A rompere un po’ le uova nel paniere la salita in campo del premier Mario Monti, anche lui costretto ad arrendersi alla candidatura degli amici e parenti di Casini, o a quella più imbarazzante di Valentina Vezzali, che tutti ringraziamo per i trionfi sportivi ma che ricordiamo anche in una pessima imitazione della donnina in deliquio davanti all’allora presidente del Consiglio. In questa lista però dal punto di vista penale i candidati sembrano essere a posto, così come per M5Stelle e Rivoluzione Civile, che ad ogni buon conto ha piazzato, alla faccia delle assemblee “Cambiare si può″ l’usato insicuro di Ferrero, Diliberto e Di Pietro con tanto di notabili di fiducia in scia.

La chiusura delle liste del Pdl, letteralmente finita a botte in Campania, è la degna quadratura di un cerchio, o meglio di un circo, inimmaginabile in qualsiasi paese realmente democratico. Pensate se raccontassero ad un votante francese, inglese o tedesco che per scegliere il candidato prima si svolge un’accurato raffronto fra il numero dei voti da lui portati in dote e quelli probabilmente persi a causa della sua presenza. Questo mentre il candidato suddetto insulta i compagni di partito, teme il carcere (a causa della perdita dell’immunità parlamentare) e minaccia di rivelare segreti e bugie degli ex sodali.

Ma anche nel resto d’Italia la caccia al seggio nel Pdl è stata una sorta di duello che non ha risparmiato nessuno, così in un turbinio di nomi noti o meno noti si sono regolati vecchi conti, consumate vendette e saldato debiti.
La regola dell’usato qui è stata superata dall’emergenza impresentabili, e Berlusconi, che non è candidato premier per volontà della Lega, (ma a sua insaputa, parrebbe) ha dovuto rinunciare ai peggiori, specialmente al Sud, mentre nel settentrione ritiene probabilmente di avere maggiori frecce al proprio arco.

Ed ecco che in Liguria ha spedito Minzolini, ex direttore del Tg1 che forse sarà stato al festival di Sanremo, ma di certo ne sa pochissimo dei problemi locali. Non importa, lui ringrazia il partito per averlo messo capolista e spera di far dimenticare la denuncia della Rai per peculato, visto che i 68000 euro li ha comunque restituiti (e che non gode ancora dell’immunità).
In Piemonte si sono visti calare dall’alto l’avvenente Annagrazia Calabria, giovane deputata uscente che ricordiamo vestita da Briseide ad una festa in compagnia della Polverini; eppure, ci tiene a precisare, lei è odiata dalle donne (tutte vipere, si sa) poiché bella, giovane ed impegnata in politica. Non perché goda di particolari privilegi.
Roba da far rimpiangere la Brambilla, e scusate se si preferiva l’usato.

In mezzo a questa tragedia ridicola ci siamo noi, i cittadini sudditi portatori di un Dna che da secoli mescola le delusioni con un innato scetticismo, la paura del cambiamento con la diffidenza per le novità: un miglioramento probabile avrà sempre la peggio su di un male assicurato.

Certo, negli altri paesi non è così o almeno non si hanno gli stessi, deleteri effetti: lo scetticismo non si tramuta in rassegnazione ed il realismo non coincide per forza con la sconfitta a tavolino.
Ma ecco, il problema è che noi non siamo francesi, inglesi o tedeschi: e soprattutto, che non siamo dentro una barzelletta.

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