Se permettete parliamo di Samp

E così, è andata, finita. Finita con le partite al sabato alle tre, peggio ancora il venerdì sera. Finite le partite con la Nocerina, l’Albinoleffe, che quest’anno (con tutto il rispetto, ci mancherebbe) sarebbero state con la Virtus Lanciano piuttosto che con la Pro Vercelli.

Possiamo ricominciare a guardare la Domenica Sportiva, a comprare la Gazza e ad ascoltare Zazzaroni: ogni tanto, comunque vada, saranno pur costretti ad occuparsi di noi. Saremo di nuovo impegnati alla domenica pomeriggio e non potremo uscire con gli amici, ma vuoi mettere l’inedia della domenica con i mille programmi del sabato? Che poi se pareggi con il Cittadella, per dire, resti moscio per tutta la serata, con il cuore nei calzini ed un sorriso vagamente sfigato appiccicato alla faccia.
Siamo tornati A casa, come dicono le magliette e come ci ha detto la sorte, spinti dalla forza disperata e disperante di 20, 30mila tifosi che, a poco a poco e poi improvvisamente, hanno visto esplodere un sogno che pareva più simile ad un atto di fede che ad una reale possibilità.

E chi ci credeva più questo autunno, quando ci ritrovavamo tutti lì, tutti in gradinata, sempre gli stessi e con sempre meno voglia di guardarci negli occhi per paura di leggere lo sconforto in quelli dell’amico. Ma lo sapevamo, che lo sconforto c’era: ed era per i pareggi in casa agguantati senza gioco e per le sconfitte fotocopia che subivamo contro squadre oggettivamente messe molto peggio, ma capaci di crederci e di sognare.
Noi no, non riuscivamo più a farlo, e ci sentivamo i titolari unici ed irripetibili di una sfiga atavica che proprio su di noi sembrava accanirsi. Invece la sfiga, che di solito se ne sta lì, appostata, aspettando di acchiapparti proprio nell’anno in cui sei più ragionevolmente sicuro di prenderti qualche soddisfazione, nel momento peggiore è stata scacciata dall’arrivo di un uomo bassetto e tignoso.
Quell’uomo è Beppe Iachini, uno che sa ancora come si fa a sognare, ma non trova affatto disdicevole pedalare a testa bassa, anzi: ha convinto tutti quanti a pedalare insieme a lui.

E così la squadra ha iniziato a girare bene, si vedeva il gioco e si vedeva la voglia di esserci. E che la sfiga si fosse distratta un attimo abbiamo cominciato a sospettarlo quando Pellé ha fatto doppietta e poi la partita successiva ha segnato ancora; quando poteva mancare la continuità di Pozzi è esploso Eder, mentre a Castellammare pure il diciannovenne Icardi al suo esordio riesce a segnare con una Samp rimasta in dieci uomini: e qualcuno quella grinta gliel’avrà pure trasmessa.

E così, un po’ con il sogno, un po’ con il cuore e molto con la fatica della pedalata in salita, abbiamo iniziato a crederci, abbiamo rincorso e nella volata finale superato tutti gli altri: vincitori finalmente.

Ai ciclisti talvolta capita.

Bruna Taravello

 

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