Il migliore dei mondi possibili

Questo è il mondo? si chiedeva pensoso un malinconico Leopardi, ripensando alle promesse mancate della sua gioventù.

Se questo è il mondo potremmo chiedercelo anche noi,  giovani e meno giovani  abitanti di un Occidente che sembra non avere più nulla da proporci, incapace di regalarci un sogno da inseguire, un futuro da immaginare.

Traghettati a metà di un guado dal quale non sappiamo venir fuori, osserviamo il traghettatore che ci aveva ispirato qualche fiducia e ridato qualche speranza: purtroppo  lo vediamo di nuovo lontano, avvolto dalle spire dei mostri che in mezzo al fiume lo hanno catturato e forse, chissà, incantato.

La crisi finanziaria ed economica apparentemente iniziata nel 2008 è in realtà, almeno per quanto riguarda l’Italia, figlia di un passato che si può far risalire alla fine degli anni ’60, alla crisi petrolifera che ci scoprì fragili e dipendenti e all’ondata di inflazione a due cifre che ci impoveriva mentre il resto d’Europa viveva ancora una fase di crescita e sviluppo. Negli ultimi anni però il contesto internazionale ha aggravato i nostri storici  disequilibri, rendendo profondo il solco che ci separa dalle economie più solide,  mentre si affacciano nuovi mercati che rendono ancor meno appetibile investire nel Belpaese.

In un mondo quindi estremamente complicato, dove  il lavoro si sta trasformando in una sorta di beneficio che non  può essere elargito a tutti, mentre il lusso ostentato ci viene sbattuto in faccia quotidianamente, quale potrebbe essere il nostro ruolo per cercare di intervenire sulla realtà, per modificarla a nostro favore?
Perchè è di questo che ora si sta trattando, e questa è la posta in gioco: diventare protagonisti o scomparire del tutto, continuando ad illudersi che, da qualche parte, ci sia qualcuno che si sta  occupando di noi, dei nostri diritti e del nostro futuro.
Purtroppo non è così: dopo decenni di lotte politiche e sociali, dopo tante battaglie e polemiche siamo costretti ad ammetterlo: non c’è nessuno che si preoccupa per noi, forse non c’è realmente mai stato.

No, non era il migliore dei mondi possibili prima, e non sembra lo stia diventando ora, questo mondo di affannati a calcolare tasse, percentuali, contributi e spread.
Il massimo sogno che ci è concesso, andare presto in pensione, è in realtà una ben triste prospettiva che la dice lunga sulla vita da anziani entro cui ci vorrebbero costringere; e non è che l’ultimo tentativo in ordine di tempo, poiché le hanno tentate quasi tutte per distrarci dal futuro e farci sentire inadatti ad esso.

Unione monetaria, apertura dei nuovi mercati e globalizzazione, politica spettacolo e dominio della finanza. Nessuna di queste cose arrivando ha migliorato le nostre vite, e non il marxismo, né il consumismo, non i paradisi artificiali né il sesso estremo le hanno aggiustate. Oggi possiamo tranquillamente dire che, a poco a poco e poi improvvisamente, sono peggiorate.
Da parte nostra abbiamo provato a giocarci la carta dell’impegno politico serioso e compunto, poi quella del cinismo disincantato e un po’ goliardico, ma forse solo la rivoluzione dei media con internet ha cambiato la nostra esistenza senza (per ora) rovinarla sensibilmente. Forse, chissà, sarà questo il “bug” che potrà salvarci, il varco dal quale far passare un’altra vita possibile, liberandoci da questa depressione impotente che infesta le nostre giornate, che ci impedisce di pensare a qualcosa di più dei conti da pagare e del lavoro da inventare.
Il come però dovremo inventarcelo noi, toccherà a noi trasformare il miraggio di un futuro in un progetto in cui credere, che non sia solo speranza infinita.
E forse a salvarci non sarà l’antipolitica di Grillo e del suo M5S, non saranno i ragazzi della Primavera Araba o il movimento di Occupy Wall Street, e non illudiamoci, non sarà affatto facile e sarà una strada tutta in salita che avrà bisogno dell’impegno dei tanti che vorranno crederci.
E nonostante tutto questo, probabilmente il mondo ancora non assomiglierà poi molto a quello che avevamo sognato.
Ma poter dire di aver inseguito quel sogno, ecco sarà già questa una piccola, grande vittoria.

Bruna Taravello

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