Ma per fortuna che c’è l’Umberto

Ma cosa siamo diventati?

La parabola di Umberto Bossi e della “sua” Lega, che certo un po’ fa sorridere chi non ha mai creduto nella profonda genuinità del suo fondatore, dovrebbe soprattutto servire a riflettere, perché ancora una volta, nel corso di questi ultimi anni, dalle vicende politiche e personali dei nostri governanti esce fuori un’immagine dell’Italia e degli italiani che è quantomeno preoccupante.

Il punto più basso sembrava raggiunto con le intercettazioni telefoniche dell’inchiesta sulle cosiddette “Olgettine” e più in generale su quel sottobosco che gravitava attorno ad un monarca in declino fisico e mentale e bisognoso di conferme sessuali.

Questa volta però non si tratta solo di Emilio Fede che corre in Svizzera a mettere via i due milioni e mezzo così faticosamente occultati, non è l’amministratore di partito che si fa dare carta bianca e dispone di un fiume di denaro legale attraverso il quale guadagnarne illegalmente altro.

No, questa volta dalle intercettazioni emerge anche l’altra metà del mondo, quella di chi sembra badare al sodo, un mondo rustico che ci sembrava anche un po’ sempliciotto o volgare, ma certo genuino ed ingenuo. Invece ascoltando le conversazioni ancora una volta ci rendiamo conto che gli ingenui siamo noi, quelli che credono ancora che uno che ti alza il dito medio e fa il ministro sarà volgare e anche insopportabile ma mica ruberebbe un centesimo e anzi, corre il rischio di farsi fregare dai più furbi.

Ma forse neanche questa è la cosa peggiore, anche se qui il peggio potrebbe ancora arrivare, se come sembra il Senatore sapeva tutto ed è quindi stato corrotto dal potere al pari di tanti altri, purtroppo.

Il peggio del nostro peggio si prova leggendo i colloqui fra Belsito, tesoriere della Lega fino alla scorsa settimana, e gli altri. Tutti gli altri. Con la Dagrada, segretaria amministrativa, parlano senza alcun sospetto di poter essere intercettati anche se lo scandalo degli investimenti in Tanzania e a Cipro è già di dominio pubblico. Fanno un taglia e cuci su tutta la Family, elencando spese e regali, vizi e passioni e cercando il punto più vulnerabile da giocarsi in caso di esplosione dello scandalo, oppure un’exit strategy decorosa e consona.

Ma Francesco Belsito, l’ex autista genovese con il vezzo di parcheggiare la sua Porsche Panamera negli spazi riservati alla Questura e di falsificare i documenti ufficiali (compreso il suo presunto diploma, respinto al mittente dall’Università di Genova) parlava in totale libertà con chiunque, e colpisce in particolare il colloquio che a fine febbraio ha avuto con Giacomo Chiappori, deputato leghista del Ponente Ligure e sindaco di Diano Marina. Ebbene, Chiappori durante la telefonata che lui stesso non ha smentito, anche se “ovviamente” non la ricorda, accetta con totale indifferenza il riferimento ai 50.000 Euro presi dal segretario regionale Bruzzone come ricompensa per la nomina di Belsito nel cda di Fincantieri. Indipendentemente dal fatto che Bruzzone li abbia ricevuti o meno, che è cosa ancora da verificare, colpisce che un parlamentare della Repubblica non rimanga quanto meno basito da una dichiarazione di questo genere, che ovviamente sarebbe ammissione di reato: quisquilie e pinzillacchere, come direbbe Toto’, che da queste parti non è affatto ben visto.

E poi la farsa dei titoli di studio, ambiti forse perché fra le poche cose irraggiungibili, a quanto pare: da quelli falsi dichiarati da Belsito nel suo curriculum in Parlamento alla fantomatica Università inglese del Trota alla laurea da 130.000 Euro della Rosy Mauro.

Ma davvero anche noi siamo così? Davvero anche quelli fra noi apparentemente più genuini, anche gli insospettabili sono pronti a dimenticare etica principi e semplice onestà in cambio di soldi, soldi con cui comprare cose, cure costose, privilegi e persone?

Questa, è la cosa peggiore: il sospetto di essere così, di essere già corrotti dentro, infettati da un mondo dove avere non solo è di gran lunga meglio di essere, ma dove essere significa solo una cosa.

Essere fessi.

Buona Pasqua a tutti.

Bruna Taravello

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