L’ansia della crisi: “Scusi potrei ritirare i soldi dalla banca?”

Questa domanda è riecheggiata spesso, sotto diverse forme e attraverso vari giri di parole, negli uffici delle banche e in quelli postali, a nord e a sud dell’Italia, senza grosse distinzioni.
Una categoria ben precisa di clienti, gli ansiosi compulsivi, quelli che già normalmente hanno timori incontrollati nei confronti dei propri sudati risparmi, in questi giorni non hanno chiuso occhio.
Naturalmente non hanno lasciato tranquilli neanche i più rilassati amici, coniugi o vicini di scrivania: ma come non ti preoccupi, ma come non hai messo via dei soldi, ma sai che ti potresti trovare a non sapere come pagare il pane?

Le notizie sempre un po’ urlate dei telegiornali, il televideo fisso sulla pagina economica, il computer in diretta sulle quotazioni di borsa. Tutto contribuisce ad aumentare l’affanno dell’ansioso risparmiatore. E poco importa se il soggetto in questione ha avuto una sola azione, circa un decennio fa, ricevuta in eredità dallo zio Alfredo, a nulla vale ricordargli che no, lo zucchero non si paga ancora con i biglietti da 500 Euro e che no, non c’è alcun bisogno di quei risparmi peraltro investiti prudentemente ad un tasso di tutto rispetto.

Se l’ansia patologica può essere definita come uno stato di allarme per un pericolo incombente che non si riesce a definire nè ad individuare, questi soggetti sono certi di aver ben chiaro in mente l’ oggetto, il limite e la causa della preoccupazione: il denaro. Ma proprio il loro denaro, poichè di come potrebbe finire quello degli altri (sempre meglio, comunque: questa è una certezza ) non importa niente, e in ogni caso gli altri non sono un caso speciale, loro si.

A loro il denaro serve, è proprio necessario perchè ci saranno… leggi tutto

Bruna Taravello per ClicMedicina

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