Bande e prebende

Ci risiamo. Eccone un altro. “Credevo fosse un regalo di Natale, la mia colpa è stata quella di averlo accettato”. In fondo, 20.000 Euro che saranno mai? Giusto un pensierino, ma così, per dire ricordati di noi. Questa volta lo smemorato illustre è Franco Pronzato, il manager del PD arrestato per le tangenti che avrebbe incassato come consigliere dell’Aviazione civile (Enac).

E pensare che quando eravamo piccoli c’erano i magneti per il cruscotto dell’auto: “Ricordati di noi” c’era scritto e a volte avevano anche uno spazio per le foto. Adesso per farsi ricordare si svendono ville con vista Colosseo, si consegnano mazzette a domicilio, si offrono prostitute nei centri Benessere o direttamente in villa.

E tutto, beninteso, senza che il beneficiario se ne avveda, tanta è la delicatezza dei modi e il garbo del gesto. Quello che poi queste persone faranno o daranno in seguito è tutta un’altra storia: i regali non prevedono il ricambio obbligatorio, che diamine.

Indignati dai modi e dai sospetti anche gli ineffabili calciatori che diversificano i propri sudati risparmi: Fabio Cannavaro, socio insieme a Marco Iorio ( ritenuto un boss della camorra dagli inquirenti napoletani)  in aziende proprietarie di pizzerie, pub e caffé posti sotto sequestro in tutta Italia si è dichiaro completamente ignaro e totalmente estraneo ai fatti. Vorremmo invece ricordare proprio un’intervista al Pallone d’Oro 2006, ripresa dal Corriere del  6 gennaio 2009 (vedi link) in cui, sintetizzando, diceva che Gomorra poteva pure vincere l’Oscar in quanto film piacevole, ma che certo non faceva il bene dell’Italia.

In particolare, lamentava che un compagno di squadra proprio quella mattina, ma tu guarda le combinazioni a volte, gli aveva dato del mafioso. In ogni caso, un problema locale non andava bene fosse generalizzato. Forse al tempo ignorava che Regina Margherita aveva decine di locali in tutta Italia.

Nel caso dei locali sequestrati a Genova, in particolare, si sa che un 10% di tale società appartiene a Michele Palladino, fratello di quel Raffaele che, con il collega nel Genoa di allora, Veloso, presenziò all’inaugurazione del locale che peraltro frequentava insieme ad altri membri  della squadra: ora è tutto un indignarsi e protestare, “ma come si può insinuare, ma come potevo immaginare, ma quando mai ho partecipato”, stavolta immemore oltre che inconsapevole.

Insomma, dai politici ai ministri, dai calciatori ai funzionari pubblici: tutto un fiorire di servizi ottenuti ma non richiesti, regali ricevuti e mai sollecitati,  e nessuna curiosità sui reali motivi di un gesto.

Malafede? Ignoranza? Stupidità? Ai posteri, e ai Tribunali, la sentenza.

Forse non così ardua, in fondo. Noi, da persone semplici, un’idea intanto possiamo farcela, semplicemente seguendo i fatti  e tenendo in funzione la ragione: l’omaggio più grande che possiamo farci, di questi tempi.

Bruna Taravello

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